Cristo morto
(1940-1941)

Sant' Antonio morente  Cambia pagina  I tre Volti del Cristo


Statua in marmo di Carrara, posta sotto l’altare laterale destro della chiesa di S. Francesco
a Vittorio Veneto (TV). È considerato il capolavoro di fra’ Claudio.

L’opera nella vita dell’artista Critica artistica Lettura di fede

Siamo alla piena maturità artistica di fra’ Claudio, ed in particolare nella sua maturità di artista sacro. Egli è consapevole che l’opera d’arte sacra non è solo veicolo per comunicare l’uomo all’uomo, ma soprattutto mezzo per comunicare esperienza di Dio.

L’opera d’arte sacra è scrigno contenente Parola di Dio: ne conserva e ne trasmette lo spirito. È come un libro di spiritualità, non scritto usando vocaboli, ma forme e volumi, luci ed ombre; per questo l’opera d’arte sacra può prendersi la licenza di svincolarsi dalle mode artistiche dell’epoca in cui viene creata.

Il Cristo morto di fra’ Claudio è un’opera chiaramente ed intimamente ispirata dalla Sacra Sindone. Riccardo nel 1933, non ancora entrato nell’ordine dei frati minori, compie un viaggio a Torino per vedere la Sacra Sindone. L’immagine impressa nel lino colpisce in particolar modo la sua sensibilità interiore e artistica. Studia con interesse la figura, fino a conoscerla nei dettagli. Egli, che per studi scolastici e capacità personale ha piena padronanza dell’anatomia umana è colpito dalla perfezione di quel corpo: una perfezione che è il sogno dell’arte classica, ma non è riscontrabile interamente in una persona reale. Tale particolare diventa per fra’ Claudio una prova tangibile della realtà testimoniata da quel lenzuolo: l’uomo della Sindone è veramente Gesù, vero uomo e vero Dio. Lo scultore si affeziona particolarmente alla Sindone e al Sacro Volto che in essa si evidenzia.

Fra’ Claudio matura in se il desiderio di riprodurre artisticamente quella figura, cogliendo fedelmente più particolari possibili dal Sacro lino.

Nell’autunno del 1939 comincia la lavorazione del modello, che lo impegna per quasi un anno. Con le sue conoscenze anatomiche studia per portare in rilievo l’immagine piatta della Sindone. Il suo lavoro però non si limita ad un’esecuzione tecnica. Si cimenta nell’opera radicandola e coltivandola nella preghiera, e mantenendo in primo piano la sua scelta di vita religiosa, con gli impegni che questa comporta. Dal suo cuore di mistico traboccano preghiere che le mani modellano nel marmo.

Il lavoro avanza lentamente; in particolare il volto è oggetto di una cura attentissima e sofferta, che pone tensione al perfezionismo innato di fra’ Claudio.

Finalmente il 2 Novembre 1941 viene inaugurata la statua, posta sotto l’allora altare dell’Addolorata.
Fra’ Claudio stesso considera il Cristo morto come il suo capolavoro.

"Il Cristo morto... è tra le opere più pregevoli non soltanto dell’iter artistico di fra’ Claudio Granzotto, ma anche nell’ambito della cultura artistica dei primi decenni del novecento.

La modellatura del Cristo ci è data nella patinatura del marmo di Carrara. Una patinatura che assorbe la luce, non la proclama con estroversa accezione. La capacità tecnica di fra’ Claudio induce a mostrare l’immagine... per coinvolgere lo spettatore nel "messaggio" dell’opera. L’immagine è una delle icone privilegiate nella catechistica d’arte sacra: il volto di Nostro Signore ... Il lenzuolo della Sindone si arrotola morbidamente dietro la testa e sotto i piedi, come una pergamena aperta, un papiro squadernato che lascia leggere il suo misterioso geroglifico. Qui l’immagine," rispetto alla Sacra Sindone, " "emerge" dalla superficie del velo-sudario."

(Prof. Mariano Apa)

Il corpo, di persona imponente, risulta alla vista leggero, incurante della pesantezza del marmo, quasi pronto ad alzarsi senza sforzo. Il ventre sembra vibrare da un un momento all’altro e pronto a riempirsi del primo respiro.

Si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad un uomo immerso in un sonno leggero, in quell’attimo impercettibile che separa il sonno dalla veglia. Ma sappiamo che quel Cristo non dorme soltanto, è morto: per cui si avverte il presagio di trovarsi spettatori coinvolti in un evento incredibile, che stravolge la storia universale: la morte sta per essere vinta per sempre.

"È il Cristo vero uomo che muore ed è il Cristo vero Dio che risuscita. Questa immagine è una vera e propria icona del Cristo dei tre giorni, del Cristo Crocifisso che è lì per trasfigurarsi in una luce che acceca. In quest’opera fra’ Claudio raggiunge la massima espressione della sua arte e della sua fede. È un’opera coinvolgente e catechistica, invitante alla riflessione e al pensiero meditativo: "porta" che attraversiamo per entrare nel regno della Grazia divina. Questa immagine non è una raffigurazione, è una vera Icona: preghiera visualizzata."

(Prof. Mariano Apa)

Fra’ Claudio non scolpisce in quel corpo anche i segni della flagellazione, ben evidenti nella Sacra Sindone e da lui stesso ben individuati, rilevati e studiati. Gesù, dopo la risurrezione appare ai suoi discepoli non come fantasma, ma in carne ed ossa. Il suo corpo non presenta più i segni della passione, della flagellazione, se non le piaghe nelle mani, nei piedi e nel costato. Questi sono i segni che Cristo risorto non cancella dal suo corpo, poiché sono la prova portata ai discepoli del suo essere veramente Gesù il Nazareno, colui che è stato ucciso in croce.

Lo scultore si limita quindi a riprodurre nel suo Cristo solo i segni della crocifissione e la ferita del costato. È l’attimo silenzioso e sfolgorante in cui il Cristo sta vincendo la morte e le ferite scompaiono dal corpo poiché quel corpo sta diventando glorioso.

Fra’ Claudio vuole invitarci con quest’opera a non fermarsi a un pietismo sterile di fronte alle sofferenze della passione di Gesù Cristo, ma a sondare il mistero fondamentale della nostra fede, il primo annuncio portato al mondo da Pietro e gli apostoli dopo la discesa dello Spirito Santo nella Pentecoste del Cenacolo:

"Gesù di Nazaret (...) , dopo che, secondo il prestabilito disegno della prescienza di Dio, fu consegnato a voi, voi l’avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l’avete ucciso. Ma Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere." (At 2,22-24)

Fra’ Claudio, spinto dalla sua sensibilità e intuizione mistica, vuole condurci non di fronte al Cristo morto, ne’ di fronte al Cristo già risorto ritto in piedi, ma nel cuore del mistero: la "morte-risurrezione" di Gesù Cristo.

Nel contemplare la scultura noi, uniti in Cristo dal suo Amore, intuiamo, quasi pregustiamo quella stessa gloria della quale Egli stesso ci ha fatto eredi, e che ci verrà gratuitamente donata.

Sant' Antonio morente  Cambia pagina  I tre Volti del Cristo


  Torna all'inizio dell'itinerario