Sant' Antonio morente
(1939)

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Statua in marmo di Carrara di cm. 170, posta sotto l’altare laterale sinistro
nella chiesa di S. Francesco a Vittorio Veneto (TV). Sullo sfondo sono incise le parole
"VIDEO DOMINUM MEUM", ossia, "Vedo il mio Signore".

L’opera nella vita dell’artista Critica artistica Lettura di fede

Agli inizi del 1938 viene approvata la restaurazione dell’altare dedicato a S. Antonio nella chiesa dei frati minori in Vittorio Veneto. Il progetto, la direzione del lavoro e l’esecuzione della statua da porre sotto l’altare, sono affidati a fra’ Claudio, I lavori prendono il via agli inizi del 1939.

Circa il modello da lui proposto, non gli è semplice assoggettarsi al parere della Commissione Diocesana d’Arte Sacra di Vittorio Veneto. Fra’ Claudio desidererebbe rappresentare il Santo morente come un frate qualunque, senza sandali e con l’abito non completamente ordinato.

Rispetto al modello iniziale, nel S. Antonio definitivo manca la corona francescana, appesa al cingolo. Nello scolpire la corona, un grano si stacca. Fra’ Claudio, piuttosto di riattaccarlo, pur in maniera perfetta, decide di togliere l’intera corona.

Anche questo S. Antonio nasce dall’arte accompagnata da intensa preghiera; preghiera che ispira e suscita, guida la mano dell’artista sacro, per infondere nell’opera una comunicazione diretta allo spirito di chi la contempla.

Il S. Antonio morente è tipico esempio dello stile personale maturo di fra’ Claudio.

"... Esso fa dimenticare di che cosa sia fatto, e con quale tecnica sia eseguito, tanto espressiva è quella figura agonizzante, rapito da un’apparizione celestiale che gli dischiude il soggiorno eterno dei beati. Fra’ Claudio diede alle membra di S. Antonio la incipiente rigidezza della morte, congiungendo le mani in croce sul petto. Modellò la testa a piani larghi, leggermente squadrati, e fece fiorire, tenue e diffusa sui tratti del volto, l’espressione del sorriso, un sorriso che oserei chiamare quasi miracoloso, perché riesce evidente, anzi, è la nota dominante ..."

L’occhio dell’osservatore sembra catalizzarsi sul volto, etereo e luminoso, quasi punto di contatto tra il mondo della vita ed il mondo della vita eterna.

"... Il corpo vestito di saio, rappresenta la massima semplificazione della forma. Eppure quella plastica, nella sua sicurezza e nella sua concisione è quanto di più difficile la scultura possa esprimere ..."

(Pro.ssa Carlotta Frattini)

Il santo sta morendo; si coglie il momento preciso del trapasso, accolto da Antonio non con timore, ma con intima e traboccante gioia. Per rappresentare il santo dei miracoli, fra’ Claudio non sceglie la figura iconografica classica, del santo ritto in piedi, che con la sinistra regge il bambino Gesù e con la destra innalza un giglio. Lo coglie nell’inusitata posizione distesa, nell’estasi che lo accompagna nel varcare la soglia della vita eterna. Tale rappresentazione scultorea, non invita per nulla l’osservatore a chiedere la grazia al santo; anzi, contemplandolo ci si dimentica completamente dell’Antonio dispensatore di miracoli. Si è affascinati, incuriositi dal cercare di intuire quale possa essere la visione che rende tanto beato quel volto. Quel volto non ferma la nostra attenzione su se stesso, ma suscita in chi l’osserva una sete di beatitudine. In pratica la statua presenta un S. Antonio che invita il fedele a non fermarsi a lui, ma a guardare a Dio.

Forse fra’ Claudio stesso, mistico qual è, vuole comunicare che il vero bene, il bene primo ed ultimo, per S. Antonio come per ogni uomo, è la "visione" di Dio, lo stare alla presenza di Dio. Anche i miracoli passano in secondo piano, di fronte a questa primaria e fondamentale esigenza di ogni uomo.

La visione del volto del Santo inoltre, comunica la serenità gioiosa nel varcare le soglie della vita eterna, quella stessa serenità che accompagnò fra' Claudio nei suoi ultimi momenti di vita.

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